UNA NUOVA FINESTRA DI OVERTON: IL TRADIMENTO

UNA NUOVA FINESTRA DI OVERTON: IL TRADIMENTO

Prima di parlare dell’argomento di questo articolo, per esemplificare il quale ho riportato la traduzione di una lettera scritta da una donna francese, Marion, vorrei introdurre il concetto noto come Finestra di Overton. Il motivo di questa mia pretesa vi sarà chiaro se arriverete almeno in fondo all’introduzione.

La finestra di Overton è un modello sociologico che descrive l'insieme delle idee e delle opinioni considerate accettabili dall'opinione pubblica in un dato momento storico. Sviluppata negli anni '90 dal politologo Joseph Overton, spiega come un'idea radicale o inaccettabile possa diventare legge attraverso sei fasi progressive.

Le 6 fasi di spostamento della finestra

Il modello prevede lo slittamento graduale della "finestra" (il limite del dicibile) attraverso passaggi consequenziali:

  1. Impensabile:     L'idea è considerata tabù, immorale o totalmente assurda.
  2. Radicale (o del divieto con eccezioni): Se ne inizia a discutere nei circoli accademici o intellettuali; si discute di casi limite in cui l'idea potrebbe essere tollerata.
  3. Accettabile:     I media ne parlano e l'opinione pubblica si abitua all'esistenza del tema.
  4. Ragionevole:     Si abbandonano gli estremi e vengono proposte "soluzioni" logiche e moderate per affrontare il problema.
  5. Popolare (o diffusa): L'idea diventa parte del senso comune; i politici iniziano a sostenerla apertamente. Le autorità religiose anche.
  6. Legalizzata:     L'idea diventa una norma, una legge o un costume pienamente accettato.

E ora, veniamo al dunque: il tradimento.

Tradire è un po’ come progredire. Smettere di resistere alle tentazioni perché forse come si dice il gioco non vale la candela? Dobbiamo sempre ricordare che i conti si fanno sempre con la propria coscienza (sostanza virtuale sconosciuta prima di Seneca). Prendiamo questa storia della signora francese Marion con Antoine (per raccontare che le bugie, gli inganni, i tradimenti sono tutti uguali, anche se in lingue diverse) ed esaminiamo il punto di vista femminile, un po’ per renderci conto che non è che si causino tutte queste tragedie anche se si ricorre a fare false promesse.

Seneca diceva anche che le bugie sono il contrassegno di uomini miserevoli, che la bugia indebolisce i codardi e la verità rende gli uomini nobili più forti.

Ok, il tradimento è spregevole, come disse il filosofo spagnolo (nacque infatti a Cordova, in Spagna, anche se visse e predicò e scrisse a Roma, dove morì), ma in fondo gli esseri umani non sono quasi tutti miserevoli e codardi? È nella natura degli esseri umani tradire, ingannare, inventare sotterfugi per il proprio tornaconto. Lo fanno anche gli animali, come è stato dimostrato da osservazioni su branchi di macachi resi. Solo che a differenza degli esseri umani, i macachi non hanno alcun senso di colpa, che non è parte della natura, quanto piuttosto della nostra cultura.

Però facciamo due riflessioni da una posizione neutrale, ossia la mia, che non avendo mai tradito (come forse lo 0,1 per cento della popolazione mondiale), posso parlarne con obiettività e distacco, al massimo cercando di immedesimarmi in chi, tradendo, subisce il peso della colpa.

Innanzitutto, la parola tradimento. Non vi sembra un po’ esagerata? Io personalmente relegherei la parola tradimento ai grandi voltafaccia storici, come quelli tra nazioni che, alleate contro un nemico comune, da un giorno all’altro si trovano a dover combattere le une contro le altre.

Per quelli che sono i tradimenti in ambito sentimentale, sessuale o anche di amicizia, forse sarebbe meglio spogliarli di tanta solennità e derubricarli a sgradevoli faccenduole, che quasi mai hanno arrecato danni mortali, come invece quelli provocati da una nazione che, prima amica, improvvisamente ti spiana le armi in faccia.

E poi, pensiamoci bene, qualche volta dal tradimento nasce una coppia rinnovata, una coppia che ha saputo approfittare dell’occasione che proprio il tradimento gli ha offerto per analizzarsi, guardare dentro la propria coscienza e riattizzare quel fuoco che si stava spegnendo.

In fin dei conti, il tradimento, dovrebbe essere culturalmente e socialmente accettabile, anzi, desiderabile, perché, che sia costruttivo o distruttivo, in ogni caso rivela l’ipocrisia di un modello culturale e sociale che ritiene più accettabile la forzata convivenza di coppie che non hanno più niente da dirsi, piuttosto che l’affermazione della propria natura.

Ecco allora che, come una finestra di Overton, il tradimento potrebbe gradualmente passare da vituperato e socialmente inaccettabile, ad accettabile, auspicabile e, persino, quasi obbligatorio.

Forse un giorno nella liturgia matrimoniale potremmo addirittura arrivare a sentire queste parole: “Prometto di esserti infedele sempre, in modo da amarti e onorarti finché morte non ci separi”.

E così sia!

E ora, come promesso, la lettera di Marion.

La storia di Marion, 35 anni. Con Antoine.

Il primo giorno

“La prima volta che lo vedo, neanche lo noto. Sono appena arrivata a Marsiglia, da sola, impantanata in una relazione che mi ha fatto toccare il fondo e perdere molto peso. Antoine fa parte del contesto, per me non ha niente di speciale. È solo un collega.

Torno a Parigi, ci teniamo in contatto a distanza, lui risponde con gentilezza. Ritorno per lavoro al sud, in condizioni migliori. Pranziamo insieme, come colleghi contenti di rivedersi. Alla fine del pasto ci salutiamo sul marciapiede con un bacio sulla guancia, e lui mi prende la mano. La stringe un po’, e sento un calore in tutto il corpo. Conosco bene il significato di queste sensazioni. Ma non ho voglia di vederlo: Antoine è impegnato, ha due figli. Io invece sono single, e attribuisco quel brivido all’emozione di rivedere un ex vicino di scrivania.

Continuiamo a scambiarci molti messaggi, ci piace farlo, ma mi rifiuto di andare oltre. Ormai lavoro stabilmente a Marsiglia, lui deve andare per lavoro in Corsica e fare scalo qui. Parliamo di incontrarci nel tardo pomeriggio, poi di cenare insieme vicino al suo hotel. Alla fine, non può più venire, io sono al tempo stesso delusa e sollevata. Continuiamo a scriverci, a lasciarci andare. I nostri messaggi scivolano verso la seduzione, lui è triste, mi dice che ‘quello che gli farebbe piacere sarebbe passare la serata con me’. Poi, in un altro momento, gli racconto ingenuamente che devo fare la doccia prima di una serata con degli amici, e lui mi esorta ad ‘andare a fare la doccia, sarà il quarto d’ora hot della serata’.

So benissimo dove vuole arrivare, ma non sono sicura di volerlo seguire in quel mondo riservato dell’adulterio e della clandestinità. Alla fine, sposta il suo biglietto pur di passare da Marsiglia. Prima della nostra cena, sono agitata. Vedo dalla cura che metto nel prepararmi che è più di una semplice cena al ristorante con un collega. A tavola, cerco di affrontare l’argomento: ‘Non mi piace molto l’idea di fare l’amante per una notte’. ‘Sono io che dovrei avere degli scrupoli, ma non ne ho’, mi risponde. Mi spiega che a ogni viaggio di lavoro lontano da casa tradisce sua moglie. Fa parte delle concessioni che si prende. Ritiene che la madre dei suoi figli non gli dia la tenerezza che desidera, quindi ha il diritto di cercarla altrove.

Antoine continua il suo discorso, che mi appare sincero ma ben collaudato. Ha bisogno di vedermi, pensa che abbiamo qualcosa di bello da condividere. Che non può sapere dove ci porterà, ma che bisogna provare. Avevo quasi rinunciato a passare quella serata con lui, tanti erano i segnali d’allarme, ma aveva spostato il suo volo per vedermi, e mi sono sentita in debito.

La notte all’inizio è strana, impacciata – è pur sempre un collega, distante e riservato. Poi non so se sia svanita prima la sua goffaggine o la mia, ma quella che sembrava una serata destinata al fallimento ha finito per darmi l’impressione di aver trovato l’anima gemella.

Sorge il sole, usciamo per andare all’aeroporto. Arrivato al terminal, mi abbraccia, anche se potrebbe essere riconosciuto. Il rischio che corre mi colpisce. Il suo volo viene annunciato, lui resta seduto, non vuole più andarsene. Appena atterrato mi sommerge di messaggi: gli manco, ha ancora il mio odore addosso, il mondo senza di me lo aggredisce”.

L’ultimo giorno

“All’inizio è un’amica a informarmi che Antoine è andato a letto con un’altra collega tre settimane prima. Mi arrabbio, gli scrivo che non ho voglia di essere un numero su una lista. ‘Ma lei è solo un’amica, non è come con te’. Gli dico che se è così, è inutile venire a trovarmi. ‘Mi sto innamorando, non mi capitava da sette anni’, mi scrive.

Alla fine, cedo, arriva a Marsiglia. Passiamo quattro giorni fantastici, è tutto facile, naturale, ci raccontiamo ogni cosa, poi riparte. Una sera passiamo quattro ore al telefono. Nella penombra della mia stanza, parliamo della nostra relazione. ‘Non potrai mai rendermi felice, e lo stesso vale per me’, dice. ‘Se stessimo insieme, tradiresti anche me, quindi sì, hai ragione, non sarei felice’, gli rispondo.

Non vuole lasciare la moglie, né rischiare di smettere di vedere i suoi figli. È assurdo, molte coppie separate vedono ancora i propri figli, esiste l’affido condiviso, ma lui non cambia posizione. Anch’io sono figlia di genitori divorziati, ho visto mio padre tradire mia madre per tutta la mia infanzia, e non è stato bello.

E poi la situazione con sua moglie, con cui dice che le cose non vanno come dovrebbero, non sembra così terribile a giudicare dalle foto delle vacanze postate sui social. Sono raggianti con i loro figli, vanno insieme ai concerti. Se le cose andassero davvero così male come dice, sarebbe solo masochismo fare tutte queste cose insieme.

Così, malgrado la valanga di parole d’amore, capisco che è finita, che devo mettere fine a questa relazione. Il giorno dopo sono sotto shock, gli scrivo di nuovo, ed è il suo turno di essere distante, di non rispondermi più. Cerco di smettere di pensarci ma non ci riesco, la parte di me che aveva tanta stima per lui non capisce, non vuole mollare, non vuole rassegnarsi al fatto che è solo una banale storia di adulterio, di un uomo in coppia che si vuole divertire.

Ho provato qualcosa di molto forte, quando ero con lui sentivo di vivere qualcosa di molto autentico, e l’istinto non mente. Ma c’è quella bugia originaria: se mente a sua moglie, può benissimo mentire anche a me. Le sue sono le solite parole dette e ridette? O è la verità di un uomo che mente?”