SQUILLO DI TROMBA: CHARLOTTE THE HARLOT
Per la rubrica “Squillo di tromba” vorrei proporvi questa stupenda canzone degli Iron Maiden che parla di una prostituta, Charlotte the Harlot”.
Ora, mentre nella famosissima canzone “il cielo in una stanza” di Gino Paoli il riferimento a una prostituta è stato rivelato solo successivamente dall’autore stesso, il brano degli Iron Maiden è decisamente esplicito (lasciando nulla all’immaginazione) come potrete constatare voi stessi più avanti, dove ho inserito il testo originale della canzone e la sua traduzione in italiano, oltre a due link per poterla ascoltare.
Si sa, gli Iron Maiden hanno scritto numerose canzoni trattando temi i più disparati e sorprendenti. Ma sempre senza dargli un seguito, tranne che per Charlotte the Harlot. Questo, infatti, è l'unico tema che ha avuto una certa continuità ed è stata menzionata in parte della loro discografia.
Tutti abbiamo conosciuto i sentimenti di un ragazzo che amava una donna di nome Charlotte nel primo album della band del 1980. La donna in questione non aveva una buona reputazione e la canzone [scritta interamente da Dave Murray] descrive il dolore e il peso che si deve sopportare quando si ha come fidanzata una prostituta.
Le avventure di questa donna [di cui non abbiamo la minima idea di come sia fisicamente] hanno continuato a far parlare di sé nell'album “The Number of the Beast”, dove ci hanno rivelato il suo indirizzo nel caso qualcuno volesse avere un ‘appuntamento’ e i requisiti per averlo: “22 Acacia Avenue”.
Molti anni dopo, l'indirizzo di questa donna è ricomparso in un'altra canzone: “Hooks in You” e infine la sua ultima destinazione è stata sul sedile posteriore di una motocicletta in “From Here to Eternity”. Da allora non si è più saputo nulla di questa nobile signora, anche se si crede che Eddie l'abbia portata all'inferno per impedirle di continuare a ferire tutti gli uomini che finivano con il cuore spezzato dopo averla conosciuta.
Lasciando da parte le fantasie, la domanda che molti fan dei Maiden si sono posti è: chi era la vera Charlotte? Questa donna così particolare è davvero esistita? La domanda è stata posta innumerevoli volte ai membri della band, ma non hanno mai dato una risposta chiara. Solo Paul Dianno ha fornito una certa “spiegazione” su chi potesse essere:
"Sì, è vero. Il suo vero nome è High Hill Lil ed è fondamentalmente una vecchia prostituta. Beh, in realtà è più una puttana, ah ah! Voglio dire, se ti presentavi a casa sua con un po' di alcol e un po' di speed, era praticamente garantito che ti portava a letto. Era una leggenda a Walsthamstow, la conoscevano tutti... Aveva circa 45 anni, ma era una puttana dalla nascita... Si faceva qualsiasi ragazzo dai 15 anni in su, ah ah. La canzone diceva che viveva in Acacia Avenue, ma in realtà era Markhouse Road, prima di arrivare a Leyton, perché quella era la zona dove vivevo io".
Se qualcuno ha avuto la [s]fortuna di leggere altre interviste a Paul, saprà che non è la migliore fonte di informazioni. Molte delle cose che ha dichiarato non sono del tutto vere o accurate, quindi queste informazioni devono essere verificate con molta attenzione.
L'unico che potrebbe toglierci ogni dubbio è lo stesso Dave Murray, ma essendo così riservato, la risposta non uscirà mai dalla sua bocca e forse porterà il segreto con sé nella tomba.
In ogni caso, le canzoni che compongono la saga di Charlotte the Harlot sono semplicemente fantastiche e ci fanno persino provare un po' di affetto per questa donna, che sia reale o meno.
Un giorno sapremo tutta la verità? Questo dipende dai nostri eroi inglesi.
Ascolta la canzone:
https://www.youtube.com/watch?v=aERCNGdfOLg
la versione live video cantata da paul dianno
Giving a swish with your arse in the air,
don’t you know what they’re saying?
Charlotte you’re so refined
when you take all the love that they’re giving.
Sticking with every man that you find,
don’t you know what they’re after?
Charlotte you’ve got your legs in the air,
don’t you hear all the laughter?
Charlotte the Harlot show me your legs,
Charlotte the Harlot take me to bed.
Charlotte the Harlot let me see blood,
Charlotte the Harlot let me see love.
Taking so many men to your room,
don’t you feel no remorse?
You charge them a “fiver”,
It’s only for starters.
And ten for the main course.
And you’ve got no feelings,
they died long ago.
Don’t you care who you let in?
And don’t you know you’re breaking the law
with the service you’re giving.
Charlotte the Harlot show me your legs,
Charlotte the Harlot take me to bed.
Charlotte the Harlot let me see blood,
Charlotte the Harlot let me see love.
There was a time
when you left me standing there,
Picking up pieces of love off the floor.
Well Charlotte you left me alone in there,
To make your ends as a bloody whore.
Well Charlotte you told me you love me true,
Picking up pieces of love yesterday.
Well Charlotte you’re draws are off color too
‘Cause you’re making love all day.
Giving a swish with your arse in the air,
don’t you know what they’re saying?
Charlotte you’re so refined
when you take all the love that they’re giving.
Sticking with every man that you find,
don’t you know what they’re after?
Charlotte you’ve got your legs in the air,
don’t you hear all the laughter?
Charlotte the Harlot show me your legs,
Charlotte the Harlot take me to bed.
Charlotte the Harlot let me see blood,
Charlotte the Harlot let me see love.
CHARLOTTE LA PROSTITUTA
Dando una sfregata col culo all’aria,
non sai cosa ti dicono?
Charlotte sei così aggraziata
quando prendi tutto l’amore che ti danno
Stretta a ogni uomo che trovi,
non sai cosa stai cercando?
Charlotte hai le gambe all’aria,
non senti le risate?
Charlotte la prostituta mostrami le gambe,
Charlotte la prostituta portami a letto
Charlotte la prostituta lasciami vedere il sangue,
Charlotte la prostituta fammi vedere l’amore
A portare talmente tanti uomini nella tua stanza,
non senti alcun rimorso?
Chiedi loro cinque sterline
solo per iniziare,
e dieci per il piatto principale
Non hai la sensazione
che siano morti da tempo,
non t’importa chi lasci entrare?
Non sai che infrangi la legge
col servizio che dai?
Charlotte la prostituta mostrami le gambe,
Charlotte la prostituta portami a letto
Charlotte la prostituta lasciami vedere il sangue,
Charlotte la prostituta fammi vedere l’amore
C’è stato un tempo
in cui mi hai lasciato lì, solo,
a raccogliere pezzi d’amore dal pavimento
Bè, Charlotte, mi hai lasciato lì dentro da solo
per fare i tuoi affari da porca put**na
Bè, Charlotte mi hai detto che mi ami davvero,
ieri, raccogliendo pezzi d’amore
Charlotte, anche le tue attrazioni sono volgari,
perché fai l’amore tutto il giorno
Dando una sfregata col culo all’aria,
non sai cosa ti dicono?
Charlotte sei così aggraziata
quando prendi tutto l’amore che ti danno
Stretta a ogni uomo che trovi,
non sai cosa stai cercando?
Charlotte hai le gambe all’aria,
non senti le risate?
Charlotte la prostituta mostrami le gambe,
Charlotte la prostituta portami a letto
Charlotte la prostituta lasciami vedere il sangue,
Charlotte la prostituta fammi vedere l’amore
Forse non è essenziale, probabilmente è superfluo, ma in fondo non è del tutto dannoso riportare una breve storia del gruppo.
Gli Iron Maiden nascono a Leyton, un quartiere della zona orientale di Londra, nel 1975, grazie al bassista Steve Harris al quale si deve gran parte della copiosa discografia. Il nome prende spunto dallo strumento di tortura detto “Vergine di Norimberga”, ispirazione presa guardando il film La Maschera di Ferro. La primissima formazione era composta da Dave Sullivan e Terry Rance ( Chitarre ), Paul Day ( Voce ) e Ron “Rebel” Matthews ( Batteria ). Dopo il primo concerto al Cart and Horses, Dave Murray sostituì uno dei due chitarristi ed attualmente insieme ad Harris non ha mai abbandonato la band.
In un periodo in cui il punk invadeva l’Inghilterra era molto faticoso poter suonare con assiduità ma i Maiden riuscirono a farsi strada grazie al Ruskin Arms, uno dei pochi locali che lasciava esibire band Hard Rock e Heavy Metal. Nel ’78 la band raggiunse una sorta di stabilità con l’ingresso del cantante Paul di Anno e Doug Sampson (batteria) il quale aveva già suonato con Harris negli Smiler (una delle primissime sue band). Venne fuori con questa formazione il primo EP “The Soundhouse Tapes” che grazie a Neal Kay ( DJ Heavy Metal ) fu trasmesso in radio.
Il singolo “Prowler” di colpo comparve nelle classifiche della rivista Sounds e nel ’79 il materiale finì nelle mani del manager Rod Smallwood che subito sembrò interessato, proiettando i giovani Maiden in tour significativi, tra cui quello con i Motorhead e poi un evento al Marquee Club di Londra in cui era presente anche Brian Shepard della EMI. Successivamente, con l’ingresso di Dennis Stratton ( Chitarra ) e Clive Burr ( Batteria ) venne registrato “Running Free”, esattamente l’8 febbraio del 1979, che finì direttamente in 34° posizione nelle classifiche britanniche portando la band ad esibirsi per la trasmissione Top of the Pop della BBC.
La realizzazione del primo album “Iron Maiden”
Il primo album della band fu realizzato con molta difficoltà, i membri della band si ritrovarono ad affrontare tante peripezie per la pubblicazione perché le etichette all’epoca erano focalizzate sul punk, genere che in quel periodo si espandeva a macchia d’olio in Inghilterra. Dopo aver investito ogni risparmio per portare il loro nome fuori da tutti questi schemi la EMI si convinse a pubblicare l’omonimo “Iron Maiden” il 14 Aprile del 1980. La potenza dell’album , già dall’artwork così di impatto, si fa sentire già con la bellissima “Prowler” uno dei primissimi brani mai composti e sicuramente tra i più rappresentativi; si passa per la romantica “Remember Tomorrow” che Di Anno dedicò a suo padre, fino al singolo “Running Free” manifesto di libertà e tra i brani più eseguiti dal vivo.
Si continua con toni più oscuri con “Phantom of the Opera” ispirato dal film con Lon Chaney e “Transylvania” brano strumentale e progressive che racchiude una miriade di fraseggi davvero innovativi per l’epoca. A metà strada troviamo la ballata “Strange World” e “Charlotte the Harlot” uno dei pochi brani accreditati solo a Murray e dedicato ad una prostituta di nome Charlotte. Chiude questo capolavoro dell’heavy metal la title-track “Iron Maiden”, brano intramontabile e tra i capolavori assoluti dei Maiden, non a caso presente in tutti i live, spesso e volentieri usata per chiudere i concerti. L’album qualche mese dopo venne pubblicato anche in Canada e Stati Uniti con l’aggiunta del brano “Sanctuary”.
In meno di un anno venne pubblicato “Killers” secondo album e la fine dell’era Di Anno
A distanza di quasi un anno, il 2 Febbraio del 1991, verrà pubblicato il secondo album in studio “Killers”, questo sarà l’ultimo lavoro con Di Anno alla voce e il primo con Adrian Smith alle chitarre. Nonostante il fascino dell’album e la sua maturità più evidente sia dal punto di vista della composizione che del sound, il disco ebbe risultati meno soddisfacenti del primo ma, nonostante tutto, riuscì a piazzarsi al 12° posto delle classifiche britanniche; nella versione canadese e statunitense comparirà anche il brano “Twilight Zone”. L’album non poteva che aprirsi con una vera e propria sinfonia strumentale “Ides Of March” che lascia pregustare tutto il sapore che ne seguirà, da li a poco “Wratchild” un altro grande cavallo di battaglia dei Maiden spesso e volentieri nelle scalette live.
Dopo i primi 4 minuti di musica già si ha la sensazione di essere stati travolti, seguono a ruota “Murders in the Rue Morgue”, tratto da una novella di Edgar Allan Poe, “Another Life” e “Genghis Khan” tre brani molto incisivi che evidenziano il sound degli Iron Maiden, quello inconfondibile che conosciamo tutti. Si arriva a “Innocent Exile” e la monumentale “Killers”, non solo la title-track ma il brano più rappresentativo e completo. Chiudono questa energica corsa di melodie e riffs “Prodigal Son”, “Purgatory” e “Drifter”.
Da qui in poi la storia cambia, tante dinamiche e avvenimenti porteranno i Maiden a ridimensionarsi, prima di ogni cosa l’entrata di Bruce Dickinson nella band, all’epoca militava nei Samson , soprannominato “Air Raid Siren” (Sirena Aerea d’attacco). Il primo album in studio con Bruce fu “The Number of the Beast” e catapultò i Maiden verso un successo mondiale indescrivibile, ancora oggi sono tra i gruppi del genere più influenti e acclamati. Con Bruce la fama degli Iron Maiden è arrivata in ogni angolo del Globo; tra alti e bassi e altri cambi di line up, però non bisogna mai dimenticare da dove sono partiti. I primi due album dei Maiden resteranno sempre una parte fondamentale del panorama heavy metal, per certi versi anche i dischi più rappresentativi della band, molto di questo è dovuto anche al periodo ancora acerbo in cui si affacciava la New Wave of British Heavy Metal. Senza dubbio sono da considerare due perle rare che hanno saputo stimolare e influenzare almeno un paio di generazioni.