SCOPARE O NON SCOPARE… QUESTO E’ IL DILEMMA.
Ho trovato molto interessante l’articolo che segue (chiedo venia per la parolaccia “interessante”), perché effettivamente anche io ho riscontrato qua e là, tra le mie conoscenze, l’instaurarsi di relazioni dalle quali il sesso è quasi totalmente escluso. Ma, a differenza dell’autore dell’articolo che propongo qui sotto integralmente, mi sono fermato alla semplice constatazione del fenomeno.
Certo, anche nella mia vita il sesso è praticamente scomparso (almeno quello praticato in due), ma a mia discolpa posso dire di non essere in coppia ormai da parecchi anni.
Che poi, non praticare più il sesso in coppia non è una colpa, quanto piuttosto un fenomeno da analizzare.
In questo articolo Daniel Lumera (un guru non indiano, non americano ma sardo) fornisce una precisa e puntuale analisi del fenomeno e, al contempo, il modo per recuperare quell’energia sessuale che, trasformata, è una potente forza creatrice. Molto spesso in tutti i sensi!
Daniel Lumera
19 feb 2026
Sempre più persone hanno smesso di fare l’amore: negli ultimi dieci anni è cresciuto in modo significativo il numero delle coppie bianche, quelle che non vivono più la sessualità. A questo dobbiamo aggiungere il crollo del desiderio, la diffusione del porno come unica alfabetizzazione erotica, l’aumento della solitudine affettiva e la difficoltà di entrare in intimità con qualcuno.
Nel passaggio dall’educazione cattolica al libertinaggio digitale abbiamo perduto la capacità di fare l’amore. Non perché manchi il sesso, ma perché a mancare sono presenza e profondità. Siamo passati, senza forse neanche avere il tempo di metabolizzare, dall’educazione alla vergogna all’esibizione continua; dalla castità come simbolo di purezza al sesso come intrattenimento. In questa oscillazione sempre più persone hanno smesso di fare l’amore. Non è una provocazione. Sono i dati. Negli ultimi dieci anni è cresciuto in modo significativo il numero delle cosiddette coppie bianche, quelle che non vivono più la sessualità. Gli studi più recenti parlano di una percentuale compresa tra il 15% e il 20% delle coppie stabili, con un aumento evidente tra gli under 40. A questo dobbiamo aggiungere il crollo del desiderio, la diffusione del porno come unica alfabetizzazione erotica, l’aumento della solitudine affettiva e la difficoltà (quasi paura) di entrare davvero in intimità con qualcuno.
Il paradosso sessuale contemporaneo consiste nel fatto che viviamo immersi nel sesso come mai nella storia dell’umanità (ogni giorno siamo esposti a più stimoli erotici di quanti ne abbia visti un uomo medievale in una vita intera), eppure il desiderio diminuisce. L’eros si consuma, ma l’intimità si ritira. Partner che convivono come coinquilini emotivi, giovani che hanno paura del contatto reale, relazioni che scivolano dalla passione all’apatia in pochi mesi. Possiamo soddisfare e persino saturare il desiderio sessuale in pochi click, ma rimaniamo affamati di profondità.
E così molti ritornano, in modo sorprendente e involontario, a una nuova forma di castità. Non quella ascetica, ma quella emotiva. Una castità fatta di distanze, schermi, timidezze sconosciute, ansie da prestazione, corpi presenti e anime scollegate. Forse il nostro è un mondo a cui piace mostrarsi nudo, ma in realtà non si spoglia mai davvero.
Franco Battiato, in una delle sue interviste disse: «La castità è una forma di evoluzione». Ma non si riferiva al moralismo religioso. Parlava della capacità di trasformare l’energia sessuale, non di reprimerla. Di renderla più vasta, più intelligente, più consapevole. L'energia sessuale, ben utilizzata, è un potente regolatore della salute, della creatività e della longevità. Quando la disperdiamo in compulsioni, fughe o pornografia, ne sprechiamo la forza. Quando la sublimiamo, la amplifichiamo. Certo è che il modo di fare l’amore è cambiato radicalmente. Prima del digitale l’intimità era un viaggio, adesso è sempre di più una performance. Prima, per entrare nel corpo, si passava dal cuore, oggi dal display degli smartphone.
Questo cambiamento ha prodotto tre effetti: la riduzione del desiderio (l’iperstimolazione visiva funziona come una droga: serve sempre di più per provare sempre meno), l’aumento dell’ansia (il sesso performativo genera paura del fallimento e perdita della spontaneità), la dissociazione (molti vivono l’atto sessuale come un ruolo da recitare, non come uno spazio di presenza). Il risultato è che stiamo perdendo l’alfabeto del piacere lento, la grammatica del corpo, la poesia della pelle. Abbiamo dimenticato la differenza tra eccitazione e desiderio, e tra orgasmo e abbandono.
Probabilmente non serve un manuale di posizioni, ma una nuova alfabetizzazione del sentire, che ci insegni nuovamente a respirare insieme, a spogliarci non solo dei vestiti ma soprattutto delle difese e dei muri interiori, a dire la verità sul nostro desiderio, a riconoscere le nostre fragilità, a incontrare l’altro invece di usarlo. Probabilmente la necessità di questi tempi non è né nel sesso libero né nella castità religiosa, ma in quella zona intermedia dove l’energia sessuale non è negata né consumata, ma trasformata. Un flusso vitale capace di nutrire non solo il corpo, ma anche la salute stessa del corpo e la mente, la creatività, il cuore.