MARTEDI 31 MARZO TUTTI AL TEATRO PARENTI!

1975 L’anno in cui abbiamo smesso di capire il mondo

Questa segnalazione è destinata agli utenti più attempati (e a quelli che, tra i più giovani, hanno curiosità di sentir raccontare di qualcosa che li ha preceduti) che ricordano con nostalgia e anche un po’ di paura gli anni ’70.

Il 1975 è ricordato come un anno di "guerra civile", con un alto numero di agguati e scontri armati che videro Milano come epicentro. In particolare, le 3 violentissime giornate del 16-17-18 aprile.

E sempre nel 1975 avvennero:

·       L’omicidio di Sergio Ramelli: Il 13 marzo 1975, lo studente ventenne e militante del Fronte della Gioventù, Sergio Ramelli, fu aggredito con chiavi inglesi da militanti di Avanguardia Operaia. Morì il 29 aprile dopo 47 giorni di coma.

· L’occupazione del Leoncavallo: Il 18 ottobre 1975, venne occupato lo spazio in via Watteau, dando vita al centro sociale Leoncavallo, divenuto storico punto di riferimento per l'autonomia milanese.

Ma pur nel contesto di una forte violenza politica, è stato l’anno di conquiste che hanno segnato il passaggio verso una società più moderna e democratica:

·       Nasce il femminismo organizzato: L'autunno del 1975 vide l'apertura della Libreria delle Donne in via Dogana, simbolo dell'apice raggiunto dai movimenti femministi dell'epoca.

·       Riforma del Diritto di Famiglia (19 maggio): La legge 151/1975 ha sancito la parità giuridica tra coniugi, abolito la dote, introdotto la comunione dei beni e la parità tra figli legittimi e naturali.

·       Maggiore età a 18 anni (marzo): Approvata la legge che abbassa la maggiore età da 21 a 18 anni, estendendo il diritto di voto

·       Riforma RAI (aprile): La legge 103/1975 ha riorganizzato la RAI, ponendola sotto il controllo parlamentare e non più governativo.

· Politica e ordine pubblico: Viene approvata la "Legge Reale" che aumenta i poteri delle forze di polizia per l'ordine pubblico.

·       Franco Basaglia proseguiva la sua rivoluzione psichiatrica a Trieste, lavorando per la chiusura dei manicomi. Che poi di fatto avvenne 3 anni più tardi, nel 1978.

E pure nel resto del mondo accadde di tutto:

·       Vietnam: Il 30 aprile 1975 la caduta di Saigon segna la fine della guerra del Vietnam.

·       Cambogia: I Khmer rossi intensificano l'offensiva a gennaio; Pol Pot prende il potere instaurando una sanguinosa dittatura.

·       Muore il generale Francisco Franco; inizia la transizione democratica con Juan Carlos di Borbone.

· Vengono firmati gli Accordi di Helsinki, stabilendo le basi per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

·       Bill Gates e Paul Allen fondano Microsoft il 4 aprile.

Ma furono anche gli anni della rivoluzione sessuale. Come ha detto Albalisa Sampieri? «Negli anni Settanta c’era la liberazione sessuale: non si flirtava, si faceva l’amore direttamente».

In termini generali, si è passati da un modello riproduttivo centrato sulla famiglia a praticare sesso per affermare la propria individualità. Il sesso, ora considerato chiave per la felicità dell'individuo, è stato mercificato sotto molti aspetti.

Grazie allo sviluppo della pillola anticoncezionale e di altri contraccettivi, gli anni Settanta fu il decennio dove furono infranti molti tabù sessuali: dalle coppie interrazziali, all'omosessualità aperta e al poliamore, all'uso di un linguaggio provocatorio, alle tendenze della moda che accentuavano la sessualità. Con l'aumento dell'attività sessuale tra i giovani, la soglia di età per le prime esperienze sessuali si era abbassata.

A parte i deliri dello psicanalista Wilelm Reich e i suoi orgoni c’è stato anche chi, come Pasolini, vedeva molto avanti e scriveva tra le altre cose: «La mercificazione è la trasformazione del corpo in cosa. Il sesso è la metafora di questo». E chiuse i Comizi d’Amore dicendo: “Al vostro amore, si aggiunga la consapevolezza del vostro amore”.

Proprio nel 75 Pasolini, quasi andando contro la corrente imposta dai tempi, ci ha regalato il capolavoro “Mamma Roma”, storia di una prostituta che per amore del figlio prova a costruirsi una vita diversa. Nel novembre di quello stesso anno fu poi ucciso.

Io, in quell’anno, il 1975, ero già abbastanza grande per ricordare, ma forse troppo piccolo per capire pienamente la portata di quegli avvenimenti. Però le sensazioni che provavo ogni giorno uscendo di casa… beh, quelle le ricordo molto bene.

Forse, e dico forse, è stato proprio l’anno nel quale ho scoperto per la prima volta il sesso in solitaria, quello che Woody Allen definisce “come fare l’amore con la persona che ami di più al mondo”.

E dopo quest’ultima perla, allego l’articolo completo di Andrea Galli, pubblicato il 21 marzo sul Corriere della Sera.

Martedì 31 marzo in scena «1975. L'anno in cui abbiamo smesso di capire il mondo», da un'idea di Marco Castelnuovo e Andrea Galli. Le cronache dell'epoca - tra cronisti di razza, intellettuali, diritti - e le testimonianze di Dacia Maraini

Di Andrea Galli

Tutti in ballo. Presi e contagiati dalla febbre. Una febbre però vitalizzante. Orgiastica. Inseguire ogni esperienza possibile per non farsi mancare niente. E viceversa. Insomma, buttarsi dentro. Pure precipitare, nel caso. E certo. Spensieratezza. Finanche un duca, un Melzi d’Eril, in quegli anni là – i Settanta, e quali altri sennò? – si regalò una fascinazione verso una presunta santona, in realtà malvagia incantatrice d’anime umane per succhiar loro, famelica, ogni centesimo di lire; andò in un posto, il duca – una delle storie che leggiamo grazie ai giornalisti del Corriere Milanese, l’odierna Cronaca di Milano – isolato sui bricchi ghiacciati svizzeri, dove quella giurava di voler creare un nuovo impero di pace e armonia; ecco andò là e visse giornate di privazioni, digiuni, stenti e legnate, auto-punizioni, e visse altresì nottate congelando a dormire, anzi nel cercar di appisolarsi giusto un poco, dentro le tende, come disgraziati in trincea. Si crepava dal freddo. Difatti una donna, lei pure come il duca circuita dalla santona, morì davvero congelata; e i figli del duca, inferociti poiché stava andando in malora il patrimonio con donazioni continue a quella squinternata, corsero infine vivaddio a prelevarlo (di forza) per riportarlo indietro, altrimenti sarebbero presto rimasti in mutande.

Mitici, benedetti anni Settanta, magici e magnetici, vorticosi, bulimici; oppure no, che fabbriche d’angoscia che furono, che sequenza di morti ammazzati e attentati e omicidi irrisolti con lo Stato in perenne ritardo…
Macché, nessuna generalizzazione, nessuna esaltazione e allo stesso vietato riproporre l’unico spartito monocorde del piombo, gli anni di piombo, la stagione del piombo, ma anche basta, dai, una volta per tutte: la drammaturga Elena C. Patacchini ci ricorda che quel periodo non chiede nostalgia, semmai pretende precisione. Precisione e cura, ricerca e rispetto dei dettagli.

Suo il testo con cui, per la prima volta nella longeva storia – cadono proprio in questo marzo i 150 anni gloriosi dalla nascitail Corriere della sera va a teatro, e lo fa appunto nell’ambito del ciclo dei festeggiamenti avviati dal concerto alla Scala, presente il Capo di Stato Sergio Mattarella, a inizio mese. Ci va il Corriere Milanese, pardon la Cronaca di Milano. Appuntamento con la Prima martedì 31 marzo, reperti e verbali, deposizioni, immagini, mappe, a recitare c’è il giovane Mario Sagone (anche impegnato a girare l’ultimo film di Mel Gibson, venticinque anni ma già più che una promessa, ripetono nell’ambiente). Al Franco Parenti, e in previsione della tournée autunnale in città e provincia, andrà in scena un lavoro di teatro narrativo incentrato proprio su di essi. Gli anni Settanta. Attraversati, interpretati dal di dentro d’una redazione giornalistica, nelle fasi d’angoscia, e insieme, ma non in una mera azione antitetica, riletti seguendo le rivoluzioni sociali. I cambiamenti densi. Con una guida d’eccezione: l’intellettuale Dacia Maraini, intervistata nella sua casa romana inondata da luce, libri, dipinti di Schifano; lei c’era, vedeva, annotò.

Una metamorfosi sociale in tutt’Italia e dapprima a Milano. Il regista Claudio Autelli, a capo di Lab121, scuola e laboratorio teatrale per ogni età, ogni prospettiva, ha attinto, nel costruire l’impianto, anche all’archivio dello stesso Corriere. Che cronisti, in quell’epoca, con base sempre qui, a Milano. Cronisti come Fabio Mantica, per esempio, un professionista non mediatico, non un cacciatore di ribalta diciamo, non un novello giornalista-influencer, ma d’indubbio valore, va da sé, si capisce, di piedi in strada, di fonti lavorate ed elaborate, Mantica coi suoi resoconti su ogni ambito urbano. A cominciar dalla cronaca nera. Così narrata: ecco l’arresto del bandito e malavitoso Francis alias «Faccia d’angelo» Turatello: «La pancia di una spanna oltre la cinghia dei pantaloni, flaccido e pesante, docile e opaco, anche Francis Turatello, Faccia d’angelo col doppio mento, sembra essere ruzzolato dal suo mito».

Ebbene sì, tanta roba. Del resto, che incredibile variegata commedia umana! Da allora ad adesso. Non soltanto il passato, sul palco, anzi, ma la Milano di oggi. I suoi ragazzi, quei ragazzi che, puntualmente in ogni periodo della storia, la stampa fatica a intercettare, tenendoli ai margini convinta che, beh, se sono ragazzi poi cresceranno e i loro problemi si risolveranno da soli. In uno dei suoi monologhi, il giovane attore Mario ci ricorda, o ammonisce: «Milano ha un odore incomprensibile. Un odore che ti costringe a girare la testa dall’altra parte. Una sensazione splendida e scomoda di trovarsi sempre vicino alle cose, troppo vicino, così vicino da sembrare di essere sempre esattamente al centro di qualcosa. Fumo, nebbia, gente per le strade, molta. Sempre di più».

I biglietti

Sono in vendita sul sito Internet del teatro Franco Parenti i biglietti della Prima del 31 marzo, martedì, con inizio alle 20.30, dello spettacolo presentato dal Corriere Milano nell’ambito dei festeggiamenti per i 150 anni proprio dello storico quotidiano di via Solferino. L’opera ha come titolo 1975 - l’anno in cui abbiamo smesso di capire il mondo. Nasce da un’idea del capocronista della redazione di Milano Marco Castelnuovo, insieme al cronista Andrea Galli, sul palco con gli attori Mario Sagone, già impegnato nell’ultimo film di Mel Gibson, e Luca Gerili. Drammaturgia di Elena C.Patacchini, regia e spazio di Claudio Autelli. Lo spettacolo è a cura di Lab121. A ottobre le repliche in città e provincia. Martedì sera ci sarà anche un’intervista sul palco a un ospite e testimone d’eccezione: il magistrato Guido Salvini, protagonista delle inchieste.

Per concludere, tornando a stravaccarmi in quella che è la mia poltrona, vi confesserò che del 1975 ricordo più di ogni altra cosa il film di Fellini “Amarcord” e la scena fantastica della tabaccaia dopo che ha abbassato la serranda del negozio. Chi conosce il film sa di cosa parlo. Mi ricordo di aver posseduto quel film in videocassetta e la parte relativa a quella scena si era consumata fino a diventare invedibile per quanti passaggi aveva subìto.

Tra l’altro non credo di essere stato l’unico ad amare quel film e la Gradisca e Ciccio Ingrassia di “voglio una donnaaaaaa”, visto che anche i membri della Academy nel 1975 gli assegnarono l’Oscar per il miglior film.